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FIRMATA LA CONVENZIONE TRA REGIONE E GRUPPO DI AZIONE COSTIERA "COSTA BLU"

La Regione può vantare un secondo Gruppo di Azione Costiera (G.A.C.) che interesserà il litorale teramano da Silvi a Martinsicuro e si pone come priorità l'incremento del valore aggiunto dei prodotti ittici della pesca, la diversificazione delle attività legate alla pesca, lo sviluppo sostenibile del territorio e dell'ambiente e la valorizzazione dell'immagine territoriale.

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Nasce il GAC "Costa dei Trabocchi"
Il primo Gruppo di Azione Costiera italiano è nato in Abruzzo ed è denominato Costa dei Trabocchi. Il compito da svolgere sarà quello di concretizzazione Azioni di valorizzazione del potenziale produttivo dell’area; Azioni finalizzate al miglioramento delle condizioni di vita degli operatori della pesca e della fruibilità dell’area da parte dei cittadini; Azioni di valorizzazione dell’immagine dell’area; Azioni di assistenza tecnica per la progettazione e l’implementazione della strategia. Il Gruppo di Azione Costiera (GAC) " Costa dei Trabocchi " si estende da Francavila al Mare, fino al confine sud della regione ( San Salvo ). Scopo prioritario sarà quello di promuovere lo sviluppo della Piccola Pesca, per realizzare condizioni di integrazione del reddito; un esempio, può essere l'attività di Pescaturismo, e l'Ittiturismo,come ospitalità nelle case dei pescatori, sul modello sperimentato con l'Agriturismo.
Nella particolare ambientazione dell'Eremo Dannunziano di San Vito, dove il Vate visse momenti di passione con Barbara Leoni,la Regione Abruzzo ed il GAC Costa dei Trabocchi hanno siglato la loro convenzione: L'Assessore Regionale alla Pesca, Mauro Febbo;il presidente del GAC; Franco Ricci di Federcoopesca; Antonio Di Paolo, dirigente del settore Pesca.
La scelta del luogo è stata dettata dall'intenzione di mettere in evidenza, come anche la cultura, quindi le eccellenze del territorio, svolgeranno un ruolo molto importante.
E' vero, infatti, che gli operatori della Piccola Pesca saranno i veri protagonisti del GAC, ma dovranno interagire con le altre figure produttive del loro territorio,quindi agricoltori,artigiani, organizzazioni culturali e turistiche.
Collegandosi al seguente indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=3QpZ7hy8DPk è possibile visionare il momento della firma della convenzione e le interviste ai protagonisti.
 
Il Portale dell'ITALIA nel Mondo parla dei "trabocchi"

 

Da più parti è stata espressa la volontà che questi singolari costruzioni tipiche della costa abruzzese vengano salvaguardate. Obiettivo: recuperare il proprio patrimonio, ma anche promuovere l’educazione alla cultura e all’ambiente favorendo lo sviluppo turistico

Il termine non è traducibile: il dizionario enciclopedico Fedele parla di “trabucco” come costruzione per la pesca a vista consistente in un palco da cui sporgono verso il mare o al centro di un canale lunghi pali in posizione orizzontale (antenne) che sorreggono una rete di circa 45 x 50 manovrata da terra mediante un argano.
Studi di etnolinguistica sono approdati ad una derivazione del termine “trabocco” dal significato dialettale dei verbi “traballare o traboccare”, volendo indicare qualcosa che sta per cadere, che oscilla e che sta fuori, che sporge e che, proprio in virtù di questo equilibrio instabile e precario è resistita nel tempo.

La fragilità di questo antichissimo impianto rappresenta proprio la ragione della sua resistenza”. “Chiunque percorra la costa abruzzese da Francavilla Al Mare a San Salvo - ha sottolineato proprio a tal proposito la scrittrice abruzzese Dacia Maraini nella sua introduzione al libro “La costa dei trabocchi” - si può imbattere con questa sorta di protesi sul mare, sparpagliate, silenziose, immobili, diverse tra loro, guardie mute che stanno lì e sembrano vigilare un immenso patrimonio paesaggistico, ambientale, monumentale, culturale, storico, tradizionale. Appaiono improvvisamente, divenute oramai il simbolo della costa Chietina, di una cultura marinara autoctona di un litorale multiforme che alterna tratti di costa bassa adorna di sabbia bianca che sembra dorata a scogliere più ardite con fitta vegetazione che costituiscono calette moderate a mo’ d’insenature paragonabili a quelle del Portogallo o della Scozia. Scivolando delicatamente verso il mare tali insenature portano con sé il profumo e il colore delle ginestre tanto care al pittore Michele Cascella che nel 1907 dipinse il noto quadro in olio su tela intitolato I trabocchi della costa di San Vito”.
Veniamo alle caratteristiche più peculiari: costruiti con pali conficcati in mare o saldati tra gli scogli come lunghe palafitte che si allungano sui fondali, hanno una piattaforma abbastanza grande dove c’è posto per un argano e una capanna, sempre in legno che una passerella, di solito stretta, collega alla terra ferma: strane macchine da pesca, esili costruzioni in legno composte di tavole e travi, simili a un ragno colossale, concepite come palafitte con scale a pioli sospese sull’acqua e nel tempo in un luogo che appare virtuale tra la terra ferma ed il mare aperto, antica testimonianza dell’inquietante rapporto dell’uomo con il mare, dove il senso dell’avventura sembrava ancora lontano dalla sua mente. La struttura incerta, in realtà, è frutto di una sofisticatissima ed ingegnosa architettura capace di sopportare le intemperie climatiche e la forza a volte violenta del mare o del vento e di resistere alle pressioni delle reti che vengono discese in mare per poi venire ritirate quando si colmano di pesci. Dal punto di vista antropologico, queste ingegnose macchine erano per uso familiare. Databili in un periodo compreso tra il 1600 e 1700, tempo in cui esperti falegnami e fabbri francesi e tedeschi sbarcarono sulle nostre coste. Altri farebbero risalire all’800 d.C. questa invenzione allorquando, per le invasioni saracene e turche, era molto rischioso uscire con le barche e pertanto l’uomo, con i trabocchi, aveva avanzato i propri confini conquistando terreno nel mare. Trabocchi, piuttosto come raffinata evoluzione partorita da una necessità: quella di sopravvivere al meglio. Esiste anche un’ipotesi che viaggia tra storia e leggenda secondo la quale i trabocchi costituiscono i primissimi luoghi di residenza della millenaria tradizione abruzzese basata sulla pastorizia, sull’agricoltura e sull’allevamento, luoghi dunque di ricovero di abitazione di difesa. I trabocchi si differenziano per collocazione (di scoglio, di molo, di fiume) per orientamento di maestrale e di levante Dei cinquanta trabocchi presenti all’inizio del secolo molti oramai sono scomparsi per sempre.

Testimonianze dei trabocchi sono conservate nel Centro di Documentazione Ambientale, in località di Vallevò di Rocca San Giovanni; documenti, foto e arnesi da lavoro, forniscono un quadro dettagliato sulla vita delle piccole comunità di pescatori e arricchiscono la visita ai Trabocchi, l’escursione sulla costa o nei vari percorsi naturali allestiti. Sulla Costa Del Trabocchi tante scuole hanno risposto come opportunità per formarsi ad un’educazione ambientale di turismo locale. Non sarebbe un’idea lontana, per veicolare uno sviluppo che sia turistico ed economico, l’idea di avviare un laboratorio e magari istituire una scuola di artigianato per la costruzione e la salvaguardia dei trabocchi.
I trabocchi sono un’emergenza turistica che, nella sua unicità e nei suoi contenuti storico-antropologici, non ci si può permettere di ignorare o trascurare. Grazie a Dio, oggi ci si può vantare anche di leggi regionali che vengono incontro a tali iniziative. Il governo regionale, già nel 1993 ha avviato una prima azione di ricognizione e di recupero per la ristrutturazione dei trabocchi esistenti e di quelli storicamente noti e oggi purtroppo scomparsi. In Abruzzo Cronache del gennaio 2002, si legge quanto segue: - I trabocchi, saranno tutelati e valorizzati perché appartengono al patrimonio dei beni culturali primari sottoposti perciò al decreto legislativo, per il recupero e la valorizzazione per i quali sono stati stanziati 500.000.000 (500 milioni). Anche assessori al turismo e Presidenti della Provincia si sono espressi affinché la salvaguardia dei trabocchi oltre a marcare un sentimento forte verso il recupero del proprio patrimonio promuovano l’educazione alla cultura e all’ambiente favorendo lo sviluppo turistico.
Un poco sopra le onde, un poco sotto le nuvole, questa “grande macchina pescatoria” memore indisturbata di tanti passaggi, rimane lì a simboleggiare la grandiosa capacità dell’essere umano di credere nel futuro nonostante l’amarezza e la piccolezza del suo destino. (L’Ottimista / ItalPlanet News)

 
Pesca: la riforma della Politica comune discussa da Catania e Commissaria Ue

Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, il 15 marzo ha incontrato la commissaria Ue alla Pesca Maria Damanaki.
Oggetto del tavolo, la nuova riforma comune della pesca. "Oggi abbiamo avuto un ottimo incontro con la commissaria Damanaki che ha confermato una cosa che già sapevamo: tra la commissione Ue e il governo italiano c'e' una forte convergenza sull’analisi del settore pesca", spiega il ministro. “Entrambi, ha continuato il Ministro, abbiamo la stessa certezza: anche se negli ultimi anni c'e' stato qualche segnale di miglioramento, la situazione degli stock resta grave. Entrambi vogliamo per il futuro un mare ricco di risorse e vogliamo rispettare le esigenze dei pescatori perché vogliamo assicurare loro un futuro. Vogliamo che i nostri, figli e nipoti abbiano un mare pieno di risorse. Ma anche di pescatori".
Sul negoziato della nuova politica europea della pesca sono molte le situazioni che vanno risolte. "Ma, ha concluso Cataina, ci lavoreremo nei prossimi mesi".
La Commissaria Ue ha spiegato che: "L'Ue sta lavorando a una riforma che sia principalmente concentrata sulla sostenibilità. Qualcosa che porterà più reddito e più lavoro per l'intera filiera ittica. Se riusciamo a lavorare secodno la tabella di marcia che abbiamo stabilito, ha continuato la Damanki, il reddito dei pescatori aumenterà, entro il 2020, del 30% e riusciremo anche ad avere una crescita del 25% di occupazione nel settore pesca".

Tre i messaggi che lancia la Commissaria: "sostenibilità, regionalizzazione e massimo profitto economico". Poi, un appunto sulla pesca di confine che, secondo Damanaki, rappresenta "un problema". "Assicurare un livello equo di azione e la massima imparzialità per chi pesca nelle nostre acque, ha spiegato la Commissaria, e' il nostro obiettivo principale. Abbiamo lavorato tanto su questo, ma abbiamo bisogno della cooperazione internazionale".

La commissaria Damanaki ha poi focalizzato l’attenzione sull'acquacoltura:"L'Unione europea importa i 2/3 del proprio consumo, cioè l'80% per cento dei prodotti di acquacoltura che i cittadini europei consumano provengono da paesi extra Ue. Quello che vogliamo fare e' dedicare maggiori finanziamenti a progetti che tendono a migliorare l'acquacoltura, sia in acqua dolce che salata, cercando di doppiare i finanziamenti. E’ poi necessario, ha concluso, semplificare la questione delle licenze".

 
Le misure dell’Ue hanno contribuito ad adeguare la capacità delle flotte pescherecce alle possibilità di pesca?

La Corte dei conti europea ha pubblicato la relazione speciale n. 12/2011 “Le misure dell’UE hanno contribuito ad adeguare la capacità delle flotte pescherecce alle possibilità di pesca?”
La politica comune della pesca (Pcp) persegue l’obiettivo di promuovere la pesca sostenibile da realizzare conseguendo un equilibrio tra le risorse ittiche e la flotta da pesca, al fine di evitare il sovrasfruttamento degli stock ittici. Il Fondo europeo per la pesca (Fep) ha stanziato 4,3 miliardi di euro per il periodo di programmazione 2007 – 2013 per sostenere la Pcp.
Il controllo di gestione svolto dalla Corte dei conti europea (Cce) ha giudicato se le misure adottate dall’Ue abbiano contribuito efficacemente ad adeguare la capacità delle flotte alle possibilità di pesca. La Corte ha inteso rispondere a due quesiti principali: il quadro di riferimento per la riduzione della capacità della flotta è chiaro e le misure specifiche sono ben definite e applicate correttamente? L’audit è stato realizzato presso la Commissione e in sette Stati membri (Danimarca, Spagna, Francia, Italia, Polonia, Portogallo e Regno Unito) selezionati in funzione delle dimensioni della flotta peschereccia e delle risorse disponibili per adeguare la flotta nell’ambito del Fep.
L’audit ha concluso che la sovraccapacità della flotta da pesca continua ad essere uno dei principali motivi per i quali la Pcp non è riuscita ad assicurare la sostenibilità dell’attività di pesca. La Cce aveva pubblicato in precedenza due relazioni speciali (n. 3/1993 e n. 7/2007) in cui aveva evidenziato il problema della sovraccapacità. Sebbene la riduzione della sovraccapacità di pesca sia stata un tema ricorrente delle precedenti riforme della Pcp, le misure esistenti non hanno prodotto i risultati sperati. La Corte ha individuato notevoli debolezze: il quadro di riferimento, l’elaborazione e l’attuazione delle misure volte a conseguire l’equilibrio tra la capacità e le possibilità di pesca sono insoddisfacenti; le definizioni esistenti della capacità di pesca non rispecchiano più adeguatamente la capacità di cattura dei pescherecci; i massimali non impongono restrizioni concrete della capacità di pesca; sebbene la compatibilità tra la capacità di pesca e le possibilità di pesca sia uno dei pilastri della Pcp e del Fep, la sovraccapacità non è stata definita né quantificata; gli Stati membri non hanno svolto il loro compito nell’ambito della Pcp, che sarebbe consistito nell’adottare misure efficaci per garantire un equilibrio tra la capacità e le possibilità di pesca; quattro dei sette Stati membri esaminati hanno fissato obiettivi inadeguati in termini di riduzione della capacità di pesca.

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Nuova strumentazione di bordo sulle imbarcazioni della flotta peschereccia italiana
Si tratta del Giornale di bordo elettronico (e-LogBook), realizzato da Sin S.p.a. per conto del Mipaaf, per la compilazione e la relativa trasmissione telematica dei dati contenuti nel Giornale di bordo, come previsto dai Regolamenti comunitari 1244/09 e 404/11, da parte dei comandanti dei pescherecci che, tramite questa applicazione informatica, dovranno segnalare periodicamente i dati relativi al peschereccio stesso, agli attrezzi dell’imbarcazione, alle operazioni di pesca effettuate, alla quantità ed alla tipologia di pesce catturato.
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Riunione del Comitato di Sorveglianza PO FEP 2007/2013

Si riunirà a Vasto il 16 Dicembre il Comitato di Sorveglianza del Programma Operativo del Fondo Europeo per la Pesca 2007/2013, con l’obiettivo di verificare lo stato di attuazione del P.O. Italia e degli interventi cofinanziati dall’Unione europea per lo sviluppo del settore pesca.
Nella splendida cornice di Palazzo D’Avalos ad aprire i  lavori sarà l’intervento dell’Assessore regionale all’Agricoltura e Pesca Mauro Febbo. Al Comitato parteciperanno i rappresentanti della Direzione Generale della Pesca e Affari Marittimi della Commissione Europea, Stephanos Samaras e Fabio Galetti, insieme ai rappresentanti della Ministero delle Politiche Agricole Direzione Generale della Pesca Marittima e dell’Acquacoltura. Numeroso il partenariato presente ai lavori, con i rappresentanti delle Regioni italiane, delle organizzazioni professionali e delle associazioni di categoria nazionali del settore pesca.
Con una dotazione finanziaria complessiva di oltre 560 milioni di euro, il F.E.P. rappresenta un’occasione importante per lo sviluppo del comparto della pesca in Italia. Dal punto di vista finanziario il Programma dimostra un buon livello di attuazione con una migliore performance di spesa per le Regioni Obiettivo Convergenza. La spesa progredisce rapidamente permettendo, tranquillamente, di raggiungere entro il 31 dicembre la quota prevista per evitare il disimpegno automatico di risorse finanziarie.
Nelle scorse settimane la Regione Abruzzo ha proceduto all’approvazione della graduatoria dei progetti idonei relativamente al bando pubblico finalizzato alla selezione dei Gruppi di Azione Costiera di cui alla misura 4.1 del FEP 2007/20013.

 
Pesca e Innovazione

I nuovi scenari aperti dai mutamenti in itinere nelle Politiche, nella Tecnologia, nella Ricerca, nei Modus Organizzativi.

La Pesca è ad un bivio: l’attività di cattura deve trasformarsi per tornare ad essere sostenibile sia in termini ambientali, sia in termini economici. Il Settore non può sottrarsi all’innovazione. Il punto è: esistono e sono fruibili nuove tecnologie che possano favorire questo processo? Che ruolo può svolgere la Ricerca? Quali innovazioni organizzative sono auspicabili e praticabili? Come la nuova Politica comune della Pesca si accinge ad accompagnare la necessaria trasformazione del Settore?

Sono questi i temi che saranno affrontati a Vasto il prossimo 24 Novembre (clicca qui per vedere il programma). L'obiettivo è: sensibilizzare i partecipanti al tema dell’innovazione come fattore di contenimento dei costi di gestione e di tutela degli stock ittici e dell’ambiente marino, illustrare le tendenze e le principali innovazioni tecnologiche introducibili nel settore, con particolare riferimento alle navi ed alle attrezzature di pesca, sviluppare la propensione all’innovazione e la percezione dell’opportunità di nuove modalità di prelievo autogestite responsabilmente.

L'incontro è presso Palazzo D'Avalos Piazza Lucio Valerio Pudente n. 5 con inizio alle ore 10.00

 
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